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di Claudio Simonetti
Un regista, persona esperta di spedizioni- avventura, mi
contattò come consulente di volo e mi manifestò la volontà di risalire il
Nilo in volo e di girare filmati per una trasmissione televisiva. Trovai nel
paramotor il mezzo più adatto allo scopo per la sua grande praticità di
trasporto, economia ed affidabilità. 20 0ttobre,Aereoporto di Luxor. Dopo circa due ore di
controlli dei nostri permessi,del molteplice e multiforme materiale i
funzionari della dogana egiziana partoriscono "parashots ?"; uno scambio di
sorrisi e ci congediamo da quei simpatici e puntigliosisignori. Ad
attenderci puntuali all'uscita c'è Geremia, che ci farà da guida per la prima
settimana, e l'autista con tanto di turbante sulla testa da noi ribattezzato
"Cocisse", cheinvece ci seguirà per tutto il viaggio. Dopo aver fatto gli
apprezzamenti per il mezzomessoci a disposizione, un camion Mercedes Unimog
4x4 equipaggiato da deserto, che ci rassicura sui recuperi più difficoltosi in
cui potremmo avventurarci, ci accorgiamo che le nostre casse con il materiale
procedono verso di noi, in una sorta di processione, su dei carretti scortati da
una trentina di giovincelli che festosamente urlano "italiani parashots". Ce la
caveremo elargendo qualche lira egiziana e distribuendo i gadgets dei nostri
sponsor, cappellini, magliette e adesivi.Fatta conoscenza con questi piccoli
cacciatori di "bakshih" (denaro che si offre oltre al dovuto),per raggiungere
l'albergo nel centro ci scontriamo con l'assurdo modo di guidare mediorientale:
tutti suonano ed accelerano quando incrociano qualcuno sulla loro strada.
Fortuna vuole che Luxor sia una città di soli 80.000 abitanti, possiamo
immaginare cosa succede al Cairo che ne ospita 14 milioni.Il giorno dopo ci
trasferiamo nell'antica Tebe, sull'altra sponda del Nilo, raggiungiamo la valle
delle regine ed è qui che ci fermiamo, oltre che per ammirare le bellezze del
posto, per volare. Un leggero sottovento e due funzionari di polizia che ci
chiedono l'equivalente di cinquecentomilalire italiane al giorno per filmare e
volare nella zona archeologica, ci fanno meditare e poi decidere sul cambio di
luogo di decollo;tutto obbligatoriamente, dopo aver visitato le tombe di
Tutankhamon e famiglia.Finalmente in volo !! Il contrasto della verde e
florida valle del Nilo con il deserto èmarcato; il grande fiume scorre lento
accanto a noi, il tranquillo veleggiare delle feluche (imbarcazioni di origini
antichissime), l'aria asciutta e calda sul viso, danno una grande sensazione di
benessere e penso a quanti animi stressati potrò consigliare questo volo. Il
sole è basso, concludiamo il nostro estasiante volo atterrando in un piccolo ma
fertile campo fangoso in completa assenza di vento, dovuta al gradiente per le
folte coltivazioni che crescono rigogliose sulle rive del Nilo.Il tempo di
toglierci i motori dalle spalle ed ecco apparire con un perfetto tempismo il
camion recupero. La guida ci viene incontro facendoci grandi feste: era la prima
volta che vedeva volare dei paramotor ed era molto fiero di essere in viaggio
con noi.Approfittiamo di questo momento di euforia per informarlo della
levataccia che ci aspetta l'indomani, per il trasferimento in direzione Assuan.
Partiamo puntuali con il convoglio scortato dalla polizia a protezione dei
turisti da eventuali attentati terroristici degli integralisti; precauzione
indispensabile visto che il turismo fa affluire ogni anno milioni di dollari
nelle casse dello stato ed è la fonte maggiore di entrate.il nostro camion
viaggia ad andatura volutamente lenta, tanto che la macchina della scorta che
chiude il convoglio ci sorpassa e, nel giro di pochi minuti, ci troviamo soli
con il nulla all'orizzonte. Il tempo di preparare l'attrezzatura e carburare i
motori e non perdiamo tempo a decollare per poter vedere il sole sorgere in
volo. A circa duecento metri da terra le nostre vele si illuminano mentre il
deserto sotto di noi e il Nilo alla nostra destra si intravedono appena. Dopo
circa un ora e trenta di volo avvistiamo il nostro camion ed atterriamo per un
rapido rifornimento di carburante e di thè caldo.Ci affrettiamo a riprendere
il volo e ci stabiliamo a una velocità di crociera che va aumentando con il
passare dei minuti grazie al rinforzare del vento che ci spinge verso sud, ma
che ci costringerà ad atterrare, quasi in verticale, prima ancora di finire il
secondo pieno di miscela della giornata. Consolati dalla squisita birra locale
che riempie il frigo del nostro camion, attendiamo il calare del vento, che
consentirà il decollo solamente per un volo crepuscolare di 30 km che
concluderemo al buio con il nostro fido autista ad illuminarci l'atterraggio con
i fari. L'indomani, dopo circa due ore di volo con relativo rifornimento,
sorvoliamo il tempio di Kòm Ombo e , poco dopo avvistiamo Assuan. Decidiamo di
atterrare a una decina di chilometri dalla cittàper evitare problemi con
l'aereoporto. Arrivati all'Old Cataract un fantastico Hotel coloniale in riva al
Nilo, ci concediamo la suggestiva atmosfera e l'emozionante panorama del Fiume,
delle sue isole, della riva desertica dalle alte dune di sabbiagialla sullo
sfondo. All'alba dell'indomani, dopo il solito giochino per eludere la scorta,
decolliamo con l'obbiettivo di raggiungere Abu Simbel, quasi ai confini con il
Sudan. Dopo aver volato il primo tratto in prossimità dell'immenso lago Nasser,
ci riponiamo in vista della strada statale che taglia in linea retta il deserto
in direzione sud-ovest e che sarà il nostro riferimento per circa 250 km.
Raggiungiamo Abu Simbeldopo tre giorni nei quali voliamo spesso radenti al
suolo e con cambiamenti di rotta per non "disturbare" radar e presidi militari
sparsi nel deserto. La temperatura qui è decisamente più elevata e la vista dei
tempi di Ramesse II e Nefertari in riva al lago sono di una bellezza da togliere
il fiato. Il fatto incredibile è che, a causa della costruzione della diga di
Assuan, furono trasportati fin qui ad Abu Simbel a 250 kmdi distanza e
interamente ricostruiti. Per rendere l'idea sarebbe come smontare il Colosseo e
ricostruirlo a Firenze!. E' trascorsa la prima settimana, torniamo a Nord ma
questa volta su strada, pernottiamo a Luxor e l'indomani raggiungiamo Hurgada
sul Mar Rosso, dove ci attende la nuova guida che ci comunica il divieto di
volare imposta dalla polizia locale.Dopo tre giorni di barriera corallina e
pescioni variopinti il richiamo del deserto è fortedecidiamo così di recarci
nell'interno; percorriamo circa 50 km di fuoristrada e in una valle a ridosso
della catena montuosa raggiungiamo un accampamento beduino.Una capanna per
la notte, cibo, danze e una fumatina in comune di narghilè intorno al fuoco
sotto un cielo stellato sono gli ingredienti di una squisita ospitalità di gente
semplice e viva . L'indomani, dopo aver sconsigliato il baratto al capo beduino
dei nostri paramotor con i suoi cammelli, ci godiamo il nostro ultimo volo in
terra d'Egitto.
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